Da più di 2000 anni gli animali vengono coinvolti per curare diverse patologie, tra cui ansia, stress e depressione, a integrazione delle cure tradizionali. Studi clinici hanno dimostrato che prendersi cura di un animale può portare benefici emotivi, fisici e cognitivi a pazienti di qualsiasi età, tra questi riduzione delle sensazioni di solitudine e paura, aumento dell’autostima, delle interazioni sociali, dell’umore e un miglioramento della quantità degli umori e dei neurotrasmettitori che forniscono sensazioni positive e diminuzione di quelli che causano al contrario emozioni negative. Gli animali che vengono impiegati più spesso sono cani e cavalli, in quanto sono tra quelli che più accettano il rapporto diretto con le persone, ma anche asini, gatti, uccelli, delfini, criceti e conigli possono partecipare se ben predisposti; gli unici obblighi sono che siano adulti, domestici, che non provengano da situazioni di abbondono o sfruttamento e che superino un test comportamentale sotto controllo di veterinari specializzati. Una seduta di pet therapy si svolge sempre con la collaborazione di un operatore che deve seguire le indicazioni del terapeuta, il quale determina gli obiettivi specifici di ogni incontro con l’animale e quali sono le attività da svolgere. Ogni seduta prevede delle attività come accarezzare e spazzolare l’animale, dargli da mangiare, pulire il loro spazi e fargli giocare; solitamente dura intorno ai 20 minuti, il numero e la frequenza dipende da paziente a paziente, a seconda della sua condizione fisica, psicologica e della preferenza del singolo.
Le prime pratiche sono nate in Inghilterra verso la fine del XVIII secolo in un ospedale psichiatrico, dove i pazienti vennero invitati dai medici a prendersi cura di piccoli animali; ciò portò a un miglioramento dell’autocontrollo e degli scambi affettivi; ma già nell’antica Grecia Ippocrate prescriveva l’equitazione per i suoi benefici terapeutici, in particolare per curare l’insonnia. Il termine pet therapy fu coniato dal neuropsichiatra infantile inglese Boris Levinson il quale notò che l’interazione tra un piccolo paziente con il suo cane portò a un maggiore rilassamento del bambino; nel 1961 pubblicò il libro The dog as co-therapist (Il cane come co-terapista) dove per la prima volta si usava il termine. In Italia nel ’76 la psicologa italo-francese Daniele Nicolas Citterio diede vita all’ippoterapia, ovvero la riabilitazione equestre per persone disabili nell’ambito delle abilità relazionali; nell’87 la pet therapy entra ufficialmente durante un convegno in cui si discuteva del ruolo degli animali nella società moderna, ma la vera svolta si è avuta nel 2009 quando a Legnaro, in provincia di Padova, presso l’Istituto Zooprofilattico delle Venezie viene istituito il Centro di referenza nazionale per gli interventi assistiti con gli animali. Per diventare esperti di pet therapy, o più precisamente di Interventi Assistiti con Animali (IAA), è necessario seguire un percorso di formazione riconosciuto a livello regionale, organizzato in tre livelli: corso propedeutico, corso base e corso avanzato. Questi corsi, spesso organizzati da enti certificati dal Centro di Riferimento Nazionale (CRN), permettono di specializzarsi in diversi ruoli, come coadiutore dell’animale, medico veterinario esperto in IAA, responsabile di progetto o referente di intervento; l’unica predisposizione necessaria per partecipare è quella di avere passione per gli animali e per il benessere delle persone.